venerdì 14 gennaio 2011

I biscotti della Pippi!

Buongiorno a tutti!
Oggi è il primo giorno di vita di questo nuovo blog.
E a proposito di creature nate da poco, vorrei lasciarvi la ricetta dei famosi “biscotti della Pippi” (Pippi è il nome che mi ha dato Paolo quando ci siamo conosciuti, non tanto perché gli ricordassi Pippi Calzelunghe, quanto perché non stavo mai zitta e quando canticchiavo una canzone di cui non sapevo il testo intonavo solo un vago “pii pii pii”… eh, beata gioventù!!!).
I biscotti della Pippi sono stati il leit-motiv delle vacanze di Natale appena trascorse: per tre giorni io e Paolo abbiamo affollatto la nostra cucina di farina, burro, uova, cannella, zenzero, cacao, per confezionare circa trecento biscottini che abbiamo donato ai nostri amici e parenti come regalo di Natale. Le formine dell’Ikea a forma di animaletto e alcune formine natalizie trovate sulle bancarelle dei mercatini tradizionali, li hanno poi resi particolarmente graditi ai figli dei nostri amici! In particolare Rosalba, la bimba di Michela, mi ha dato una soddisfazione incredibile. Ecco cosa ha scritto a Paolo il giorno dopo averglieli portati: «...i biscotti di Sara hanno avuto successo soprattutto per Rosalba... lei non li aveva neanche visti e se ne è accorta a fine serata quando sono andati via tutti... è impazzita... c'è una puntata di Pippi Calzelunghe (vista 100 volte) dove lei fa i biscotti per Natale e guarda caso hanno proprio quelle forme... Ha cominciato a dire "mamma sono i biscotti di Pippi, di Pippi!!!”»
Queste per me sono le gioie della vita, e forse un po’ è anche merito di Rosalbina se mi sono decisa ad aprire questo blog.

Cucino per sedare i miei bollenti spiriti, per tenere lontani i fantasmi, certo, ma soprattutto per far fiorire sorrisi sulle bocche di chi mangia i miei piatti, per lenire le loro preoccupazioni, per condividere un piacere unico e atavico, per recuperare la vera essenza di un’esigenza che in certi momenti può trascendere dalla routine e trasformarsi in convivio godurioso che coinvolge mente e corpo. Almeno questo è quello che spero.

Scegliete sempre con cura i vostri ingredienti, mescolateli e accuditeli come se fossero creature, intrecciate odori e sapori e fidatevi dei vostri sensi. Tutti e cinque. La cucina cela un’alchimia particolare e ammaliante da cui è difficile restare immuni. Avrete grandi soddisfazioni, ve lo garantisco.

Prima di sporcarvi le mani di farina per preparare questi deliziosi scrigni di dolcezza, vi invito ad ascoltare un album per me fondamentale. Si tratta de Il circo mangione della Bandabardò (non a caso il titolo ben si addice alla circostanza!), l’album che io considero iniziatico, che ho imparato ad amare in un’epoca di confine tra l’adolescenza e l’età adulta e che ha reso il passaggio all’età della ragione più spensierato e meno traumatico. Sarà la colonna sonora ideale per impastare la pasta frolla che vado a illustrarvi.

I BISCOTTI DELLA PIPPI
Ingredienti:
200 g di farina 00
100 g di zucchero bianco (o di canna)
100 g di burro
1 uovo
un pizzico di zenzero in polvere
1 cucchiaino di cacao zuccherato (o anche amaro)
1 cucchiaino di cannella in polvere

Procedimento:
Setacciate la farina, unite lo zucchero, la cannella, il cacao e lo zenzero. Aggiungete il burro tagliato a tocchetti e l'uovo. Impastate fino a ottenere una palla e lasciate riposare in frigo una mezz'oretta. Stendete la pasta con un mattarello e formate i biscotti con le formine. Infornate a 180° per dieci minuti circa e poi fate freddare. Naturalmente, come variante, si possono guarnire con qualunque cosa, prima di infornarli: zuccherini colorati, pinoli, granella di nocciole, zucchero a velo, nutella, marmellata... sono una base perfetta!

P.S. Mi permetto di dare un suggerimento british: sono perfetti accompagnati da un tè al profumo di arancia e cannella, oppure un tè agli agrumi di Sicilia, ma va benissimo anche un earl grey, rigorosamente con latte e senza zucchero! Per chi proprio invece non riesce a rinunciare a un bicchierino, nemmeno all’ora del tè, direi che un moscato proprio non guasta. Se di Pantelleria, poi, ancora meglio, manco a dirlo. Bon appetit!!!
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