Buon inizio di weekend!
Vi auguro di trascorrere questo venerdì sera in relax, vicino alle persone che vi fanno stare bene e facendo quello che più vi piace.
Vi scrivo dopo essermi fatta una scorpacciata di pesce accompagnato da mezza bottiglia di vino bianco frizzantino, per cui non garantisco la massima lucidità (in realtà non mi ero accorta di aver bevuto così tanto, se non quando ho sparecchiato la tavola e ho visto la faccia un po' perplessa di Paolo, noto astemio incorruttibile...). Stasera vi narrerò di un antipasto speciale che mi ha insegnato il mio amico Stix, ottimo cuoco soprattutto di pesce, che si prepara in fretta e che gratifica a lungo: i crostini con gamberi lardellati, un finger food tra mari e monti, tra innovazione e tradizione.
Eccola qui tutta per voi!
CROSTINI CON GAMBERI LARDELLATI
Ingredienti per 4 persone:
4 fette di pane toscano salato
8 code di gamberi
8 fettine di lardo di Colonnata (o lardo rosa di Gombitelli)
rosmarino
radice di zenzero
olio evo
Procedimento:
Dividete le fette di pane in due. Sgusciate le code di gambero e avvolgetele nelle fettine di lardo. Adagiate i gamberi "vestiti" sulle fette di pane, cospargete con rosmarino e zenzero grattugiato, versate un filo d'olio su ogni fetta e infornate a 180° per 7-8 minuti.
Sorseggiate un buon Turà delle Venezie, rilassatevi con il sottofondo musicale di Kind of blue di Miles Davis e sentirete che godimento!!!
Bon appétit e buon weekend!!!
"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene." (B. Yoshimoto, "Kitchen", Feltrinelli, 1993)
venerdì 4 febbraio 2011
Spaghetti in leggerezza
Ben ritrovati miei golosi lettori!
Grazie anzitutto per i vostri commenti, vi leggo volentieri e mi si stringe il cuore per l'affetto e il sostegno che mi mostrate... grazie di cuore, davvero!!!
Bene, oggi è giornata di danza, stasera ho una lezione di tre ore circa (la danza è un'altra delle mie passioni tardive, scoperta a 20 anni, dopo essermi annebbiata la mente con 15 anni di cloro in piscina. Ora non so rinunciare alle mie due sedute settimanali di terapia di gruppo in cui mi sfogo ballando e ridendo tanto con le mie compagne e la mia fantastica maestra Sara, talentuosissima ballerina e attrice) - perdonate la parentesi lunga e tortuosa - e dunque oggi bisogna stare leggeri. Anche perché dopo le tagliatelle di ieri, che a quanto ho letto hanno lasciato strascichi di bava anche nel web, oggi è d'obbligo depurarsi. Con gusto, però. Di certo non posso fare a meno dei carboidrati. Sotto con la pasta allora!!!!
SPAGHETTI LEGGERI
Ingredienti per 2 persone:
2 carote piccole
1 zucchina (in questo periodo si trovano quelle scure, piuttosto grosse, per cui una può bastare)
1 scalogno
200 g. spaghetti
olio evo
sale e pepe nero
parmigiano reggiano o ricotta salata
Procedimento:
Mondate le carote e la zucchina e con il pelapatate riducetele in striscioline lunghe e sottili.
In padella soffriggete lo scalogno nell'olio ben caldo per qualche minuto, dopo di che aggiungete le verdure e fate saltare per cinque minuti. Devono restare abbastanza croccanti.
Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata (non so voi, ma io odio gli spaghetti spezzati in due, non riesco mai ad avvolgerli bene con la forchetta e guizzano via nel piatto) e un minuto prima del termine della cottura versateli in padella. Saltate aggiungendo un mestolo d'acqua di cottura, spolverate con abbondante parmigiano reggiano o ricotta salata, a vostro gusto. Semplice semplice, veloce ed economica, vero?
Per un miglior godimento suggerisco di ascoltare in sottofondo l'aria "Il mattino" dal Peer Gynt di Edvard Grieg. Il sollievo sarà immediato, e senza effetti collaterali!
Bon appétit miei cari!!!
Grazie anzitutto per i vostri commenti, vi leggo volentieri e mi si stringe il cuore per l'affetto e il sostegno che mi mostrate... grazie di cuore, davvero!!!
Bene, oggi è giornata di danza, stasera ho una lezione di tre ore circa (la danza è un'altra delle mie passioni tardive, scoperta a 20 anni, dopo essermi annebbiata la mente con 15 anni di cloro in piscina. Ora non so rinunciare alle mie due sedute settimanali di terapia di gruppo in cui mi sfogo ballando e ridendo tanto con le mie compagne e la mia fantastica maestra Sara, talentuosissima ballerina e attrice) - perdonate la parentesi lunga e tortuosa - e dunque oggi bisogna stare leggeri. Anche perché dopo le tagliatelle di ieri, che a quanto ho letto hanno lasciato strascichi di bava anche nel web, oggi è d'obbligo depurarsi. Con gusto, però. Di certo non posso fare a meno dei carboidrati. Sotto con la pasta allora!!!!
SPAGHETTI LEGGERI
Ingredienti per 2 persone:
2 carote piccole
1 zucchina (in questo periodo si trovano quelle scure, piuttosto grosse, per cui una può bastare)
1 scalogno
200 g. spaghetti
olio evo
sale e pepe nero
parmigiano reggiano o ricotta salata
Procedimento:
Mondate le carote e la zucchina e con il pelapatate riducetele in striscioline lunghe e sottili.
In padella soffriggete lo scalogno nell'olio ben caldo per qualche minuto, dopo di che aggiungete le verdure e fate saltare per cinque minuti. Devono restare abbastanza croccanti.
Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata (non so voi, ma io odio gli spaghetti spezzati in due, non riesco mai ad avvolgerli bene con la forchetta e guizzano via nel piatto) e un minuto prima del termine della cottura versateli in padella. Saltate aggiungendo un mestolo d'acqua di cottura, spolverate con abbondante parmigiano reggiano o ricotta salata, a vostro gusto. Semplice semplice, veloce ed economica, vero?
Per un miglior godimento suggerisco di ascoltare in sottofondo l'aria "Il mattino" dal Peer Gynt di Edvard Grieg. Il sollievo sarà immediato, e senza effetti collaterali!
Bon appétit miei cari!!!
mercoledì 2 febbraio 2011
Paglia e fieno per affamati
Ciao a tutti!
Oggi è stata una giornata un po' convulsa, sono stata in giro tutto il giorno e quando sono rientrata è stato un vero sollievo aprire il frigo e scoprire tante cosine buone da mangiare...
La mia gola pelosa mi ha spinta a prendere due belle salsicce toscane (molto speziate e carnose, direi quasi ciccione), del radicchio rosso e della ricotta vaccina fresca per preparare una succulenta pasta (non posso rinunciare alla pasta per più di due giorni, tranne quando sono all'estero dove mi adatto volentieri agli usi e costumi locali). Dato che mi sta tornando di nuovo fame al solo pensiero, vi descrivo subito come l'ho preparata, così evito di doverne mangiare ancora!
PAGLIA E FIENO CON RADICCHIO E SALSICCIA
Ingredienti per 2 persone:
1-2 salsicce toscane (io ne metto due per dare più sapore e consistenza)
1 cesto di radicchio trevigiano di tipo lungo
1 scalogno
3 cucchiai di ricotta vaccina fresca
200 g. tagliatelle paglia e fieno (melius abundare...)
sale, pepe nero e noce moscata
olio evo
Procedimento:
Lavate bene il radicchio e sminuzzatelo in striscioline.
Oggi mi sento creativa, così ho dato all'immagine un effetto mosaicato (sono brava eh? :-)). Velleità artistiche a parte, riprendete in mano il coltello, spellate le salsicce, sbriciolatele e fatele saltare in padella finché non saranno brune. A quel punto aggiungete lo scalogno tagliato a fettine e il succitato radicchio e fate rosolare per 5 minuti. Salate e pepate (poco, le salsicce sono già piuttosto saporite).
Nel frattempo fate bollire l'acqua della pasta, salate e versate le tagliatelle al bollore.
Fate cuocere per tre o quattro minuti e poi trasferite nella padella e fate "risottare" le tagliatelle, ovvero terminate la cottura aggiungendo via via un po' d'acqua di cottura (proprio mentre la mia ricetta stava prendendo forma, in tv Simone Rugiati dava i suoi consigli di chef proprio su questo piatto... mi sono quasi commossa, manco a dirlo! Però, a essere onesta, devo dire che il metodo di risottare la pasta me lo ha insegnato la mia mamma, alla faccia dei grandi chef, eccheccavolo!). Un minuto prima di togliere dal fuoco, emulsionate la ricotta con un po' di noce moscata e un mestolo d'acqua di cottura, e aggiungete alle tagliatelle.
Cospargete con del buon parmigiano reggiano (vi consiglio il Vacche Rosse, stagionatura oltre 24 mesi, una squisitezza impareggiabile), versatevi un bicchiere di buon Chianti rosso, sedetevi, riempitevi il piatto e andate in estasi. Con il sottofondo delle Variazioni di Goldberg non avrete bisogno di altro per raggiungere la pace dei sensi!
Bon appétit!!!
Oggi è stata una giornata un po' convulsa, sono stata in giro tutto il giorno e quando sono rientrata è stato un vero sollievo aprire il frigo e scoprire tante cosine buone da mangiare...
La mia gola pelosa mi ha spinta a prendere due belle salsicce toscane (molto speziate e carnose, direi quasi ciccione), del radicchio rosso e della ricotta vaccina fresca per preparare una succulenta pasta (non posso rinunciare alla pasta per più di due giorni, tranne quando sono all'estero dove mi adatto volentieri agli usi e costumi locali). Dato che mi sta tornando di nuovo fame al solo pensiero, vi descrivo subito come l'ho preparata, così evito di doverne mangiare ancora!
PAGLIA E FIENO CON RADICCHIO E SALSICCIA
Ingredienti per 2 persone:
1-2 salsicce toscane (io ne metto due per dare più sapore e consistenza)
1 cesto di radicchio trevigiano di tipo lungo
1 scalogno
3 cucchiai di ricotta vaccina fresca
200 g. tagliatelle paglia e fieno (melius abundare...)
sale, pepe nero e noce moscata
olio evo
Procedimento:
Lavate bene il radicchio e sminuzzatelo in striscioline.
Oggi mi sento creativa, così ho dato all'immagine un effetto mosaicato (sono brava eh? :-)). Velleità artistiche a parte, riprendete in mano il coltello, spellate le salsicce, sbriciolatele e fatele saltare in padella finché non saranno brune. A quel punto aggiungete lo scalogno tagliato a fettine e il succitato radicchio e fate rosolare per 5 minuti. Salate e pepate (poco, le salsicce sono già piuttosto saporite).
Nel frattempo fate bollire l'acqua della pasta, salate e versate le tagliatelle al bollore.
Fate cuocere per tre o quattro minuti e poi trasferite nella padella e fate "risottare" le tagliatelle, ovvero terminate la cottura aggiungendo via via un po' d'acqua di cottura (proprio mentre la mia ricetta stava prendendo forma, in tv Simone Rugiati dava i suoi consigli di chef proprio su questo piatto... mi sono quasi commossa, manco a dirlo! Però, a essere onesta, devo dire che il metodo di risottare la pasta me lo ha insegnato la mia mamma, alla faccia dei grandi chef, eccheccavolo!). Un minuto prima di togliere dal fuoco, emulsionate la ricotta con un po' di noce moscata e un mestolo d'acqua di cottura, e aggiungete alle tagliatelle.
Cospargete con del buon parmigiano reggiano (vi consiglio il Vacche Rosse, stagionatura oltre 24 mesi, una squisitezza impareggiabile), versatevi un bicchiere di buon Chianti rosso, sedetevi, riempitevi il piatto e andate in estasi. Con il sottofondo delle Variazioni di Goldberg non avrete bisogno di altro per raggiungere la pace dei sensi!
Bon appétit!!!
martedì 1 febbraio 2011
Rose del deserto
Buon pomeriggio a tutti, miei affezionati lettori!
Oggi c'è aria di primavera, finalmente gennaio se n'è andato, è in assoluto il mese peggiore dell'anno, freddo e triste. Febbraio invece porta con sé la speranza che la primavera si avvicini, e la giornata di oggi ne segna un magnifico esordio.
Ho deciso dunque di festeggiare preparando i miei biscotti preferiti, le rose del deserto. Naturalmente la colonna sonora perfetta per prepararli e/o degustarli è l'album di Sting Brand new day, che contiene la meraviogliosa Desert rose, una ninna nanna perfetta e un inno a questi dolcetti.
ROSE DEL DESERTO
Ingredienti:
200 g. mandorle
200 g. farina
100 g. fecola di patate
1 bustina di vanillina
150 g. di zucchero
200 g. di burro
2 uova
una manciata di uvetta (o in alternativa, gocce di cioccolato)
corn flakes
zucchero a velo
Procedimento:
Tritate le mandorle, aggiungete lo zucchero, la farina, la fecola, il burro, il lievito, la vanillina e impastate. Unite anche l'uvetta e impastate ancora per altri due minuti.
Formate delle palline aiutandovi con un cucchiaino da tè, passatele nei corn flakes e disponetele su una placca con la carta da forno.
Cuocete in forno a 180° per dieci minuti. Dopo averle fatte freddare spolverate con zucchero a velo.
Ideali con un tè nero fumante o un bicchierino di vin santo.
Bon appétit!!!
Oggi c'è aria di primavera, finalmente gennaio se n'è andato, è in assoluto il mese peggiore dell'anno, freddo e triste. Febbraio invece porta con sé la speranza che la primavera si avvicini, e la giornata di oggi ne segna un magnifico esordio.
Ho deciso dunque di festeggiare preparando i miei biscotti preferiti, le rose del deserto. Naturalmente la colonna sonora perfetta per prepararli e/o degustarli è l'album di Sting Brand new day, che contiene la meraviogliosa Desert rose, una ninna nanna perfetta e un inno a questi dolcetti.
ROSE DEL DESERTO
Ingredienti:
200 g. mandorle
200 g. farina
100 g. fecola di patate
1 bustina di vanillina
150 g. di zucchero
200 g. di burro
2 uova
una manciata di uvetta (o in alternativa, gocce di cioccolato)
corn flakes
zucchero a velo
Procedimento:
Tritate le mandorle, aggiungete lo zucchero, la farina, la fecola, il burro, il lievito, la vanillina e impastate. Unite anche l'uvetta e impastate ancora per altri due minuti.
Formate delle palline aiutandovi con un cucchiaino da tè, passatele nei corn flakes e disponetele su una placca con la carta da forno.
Cuocete in forno a 180° per dieci minuti. Dopo averle fatte freddare spolverate con zucchero a velo.
Ideali con un tè nero fumante o un bicchierino di vin santo.
Bon appétit!!!
Cous cous in amicizia
Sabato pomeriggio in relax. Alle 17 mi telefona Elisa: "Sara, stasera cena a casa mia. Si fa il cous cous con il pollo al curry. L'unico problema è che Paolo non può venire, siamo tutte bimbe. Facciamo la spesa e poi si cucina tutte insieme". Come posso perdermi un'occasione così ghiotta per sposare le chiacchiere alla cucina? "Affare fatto." le rispondo.
Appuntamento al supermercato per comprare tutto il necessario per la cena, aperitivo compreso. Bello fare la spesa con le amiche, non mi capita quasi mai. E' divertente perché ognuna dà il proprio contributo (e l'idea di Simona di scegliere la panna acida al posto dello yogurt per il pollo è stato il tocco chic che ha dato una svolta al piatto. D'altronde Simona ha vissuto a Parigi, e lei di panna acida se ne intende. Ma procediamo con ordine.)
Elisa aveva già preparato le verdure a casa, per cui quando siamo arrivate da lei ci siamo occupate immediatamente del pollo, tagliandolo in bocconcini che poi abbiamo infarinato e pulendo le carote e lo scalogno.
Natralmente ci siamo concesse l'aperitivo, pizzette e altre sfiziosità con un immancabile sottofondo in stile revival anni '80, ovvero tutta la discografia dei Duran Duran (tra le mie amiche c'è ancora chi sbava per Simon Le Bon, meglio non fare nomi...).
Prima di annebbiarci troppo con la birra ci siamo rimesse ai fornelli e unendo le energie e la fantasia è venuto fuori un piatto meraviglioso che vi descrivo in dettaglio qui di seguito.
COUS COUS CON POLLO AL CURRY E VERDURE
Ingredienti per 6 persone:
800 g. di petto di pollo
farina
2 carote
3 scalogni medi
2 cucchiaini di curry medio
1 bicchiere colmo di acqua calda
mezzo bicchiere di birra
1 bicchiere di panna acida
400 g. cous cous
600 g verdure miste tra peperoni, melanzane, zucchine, patate (a gusto vostro)
2 cucchiai di yogurt greco (facolativo)
olio evo
sale e pepe q.b.
Procedimento:
Per prima cosa mondate bene le verdure e riducetele a tocchetti. Fatele saltare in una padella con olio evo per un quarto d'ora circa. Nel frattempo tagliate le carote e loscalogno a fettine sottili e fate rosolare in un'altra padella per un quarto d'ora aggiungendo un po' d'acqua calda per evitare che lo scalogno bruci. A fine cottura salate e mantecate con lo yogurt greco. Lavate il pollo e riducetelo a cubetti che poi infarinate. Versateli in padella e fate rosolare a fiamma alta per cinque minuti. Sfumate con la birra.
Abbassate la fiamma e a parte sciogliete il curry nel bicchiere d'acqua calda e dopo una decina di minuti aggiungetelo al pollo. Qualche minuto prima del termine della cottura salate, pepate e aggiungete la panna acida.
In un pentolino preparate velocemente il cous cous istantaneo seguendo le istruzioni sulla confezione (si prepara in cinque minuti al massimo) e poi componete il piatto. Così:
Non vi so descrivere quanto era buono, un piatto unico in tutti i sensi... lo abbiamo completamente "spazzolato"!!! Alcune di noi hanno sorseggiato la birra, altre il Morellino del nostro amico Tino (Don't stop production!!!) e la serata è volata via senza pensieri, con l'atmosfera intrisa di aromi orientali, confidenze, alcool e tante risate! Ci voleva proprio, grazie Eli!!!
Bon appétit, naturalmente!!!
Appuntamento al supermercato per comprare tutto il necessario per la cena, aperitivo compreso. Bello fare la spesa con le amiche, non mi capita quasi mai. E' divertente perché ognuna dà il proprio contributo (e l'idea di Simona di scegliere la panna acida al posto dello yogurt per il pollo è stato il tocco chic che ha dato una svolta al piatto. D'altronde Simona ha vissuto a Parigi, e lei di panna acida se ne intende. Ma procediamo con ordine.)
Elisa aveva già preparato le verdure a casa, per cui quando siamo arrivate da lei ci siamo occupate immediatamente del pollo, tagliandolo in bocconcini che poi abbiamo infarinato e pulendo le carote e lo scalogno.
Natralmente ci siamo concesse l'aperitivo, pizzette e altre sfiziosità con un immancabile sottofondo in stile revival anni '80, ovvero tutta la discografia dei Duran Duran (tra le mie amiche c'è ancora chi sbava per Simon Le Bon, meglio non fare nomi...).
Prima di annebbiarci troppo con la birra ci siamo rimesse ai fornelli e unendo le energie e la fantasia è venuto fuori un piatto meraviglioso che vi descrivo in dettaglio qui di seguito.
COUS COUS CON POLLO AL CURRY E VERDURE
Ingredienti per 6 persone:
800 g. di petto di pollo
farina
2 carote
3 scalogni medi
2 cucchiaini di curry medio
1 bicchiere colmo di acqua calda
mezzo bicchiere di birra
1 bicchiere di panna acida
400 g. cous cous
600 g verdure miste tra peperoni, melanzane, zucchine, patate (a gusto vostro)
2 cucchiai di yogurt greco (facolativo)
olio evo
sale e pepe q.b.
Procedimento:
Per prima cosa mondate bene le verdure e riducetele a tocchetti. Fatele saltare in una padella con olio evo per un quarto d'ora circa. Nel frattempo tagliate le carote e loscalogno a fettine sottili e fate rosolare in un'altra padella per un quarto d'ora aggiungendo un po' d'acqua calda per evitare che lo scalogno bruci. A fine cottura salate e mantecate con lo yogurt greco. Lavate il pollo e riducetelo a cubetti che poi infarinate. Versateli in padella e fate rosolare a fiamma alta per cinque minuti. Sfumate con la birra.
Abbassate la fiamma e a parte sciogliete il curry nel bicchiere d'acqua calda e dopo una decina di minuti aggiungetelo al pollo. Qualche minuto prima del termine della cottura salate, pepate e aggiungete la panna acida.
In un pentolino preparate velocemente il cous cous istantaneo seguendo le istruzioni sulla confezione (si prepara in cinque minuti al massimo) e poi componete il piatto. Così:
Non vi so descrivere quanto era buono, un piatto unico in tutti i sensi... lo abbiamo completamente "spazzolato"!!! Alcune di noi hanno sorseggiato la birra, altre il Morellino del nostro amico Tino (Don't stop production!!!) e la serata è volata via senza pensieri, con l'atmosfera intrisa di aromi orientali, confidenze, alcool e tante risate! Ci voleva proprio, grazie Eli!!!
Bon appétit, naturalmente!!!
domenica 30 gennaio 2011
Una sorpresa inaspettata
Ieri pomeriggio ho avuto una sorpresa completamente inattesa che mi ha riempito di gioia: grazie a Gegé84 con il suo blog ...Canto...Cucino...Mangio, una delle mie nuove amiche blogger, ho ricevuto questo riconoscimento, lo Stylish Blogger Award. Wow!!! Non credevo neanche che esistesse, però è davvero un'idea carina. Grazie davvero Gegé!!!
E ora, come vuole la tradizione di questo premio, dopo aver ringraziato la blogger donatrice, vado a raccontare 7 cose di me, dopo di che passaerò ad altri 10 blog il premio ricevuto.
Dunque, ho 31 anni, non ancora per molto. Vivo a Lucca in una splendida casetta con quel matto di Paolo che a tratti mi sopporta e a tratti mi sopprimerebbe (ma io lo imbonisco con la cucina...). Sono laureata in Lettere, adoro la letteratura e le lingue, soprattutto il portoghese (più che altro è una malattia, e ben lo sa chi mi conosce da vicino). Ho una passione spropositata per la traduzione e ho avuto la fortuna di poter tradurre alcuni importanti scrittori di lingua portoghese, ma so che resterà un hobby e non sarà mai il mio lavoro.
Adoro viaggiare, leggere, andare al cinema, ascoltare musica (mi accompagna da quando ero nella pancia di mamma), ho molti amici musicisti che adoro andare a vedere quando si esibiscono nei locali, adoro andare ai concerti, adoro il nuoto ma soprattutto la danza (le lezioni di danza sono la mia terapia di gruppo preferita!).
Ultimamente ho dato libero sfogo alla mia passione per la cucina... e questo che ho ricevuto è il miglior riconoscimento!!!
E ora la parte più importante. Vorrei passare il testimone di questo premio ad altri dieci blog che seguo quotidianamente e che ammiro tantissimo:
- ...mon petit bistrot
- A casa di Simo
- A tutta cucina
- Caffè col cioccolato
- Di pasta impasta
- Il gattoghiotto
- La cuoca ruspante
- La zuppa di bottoni
- Oggi pane e salame, domani...
- Sorelle in pentola
E ora, come vuole la tradizione di questo premio, dopo aver ringraziato la blogger donatrice, vado a raccontare 7 cose di me, dopo di che passaerò ad altri 10 blog il premio ricevuto.
Dunque, ho 31 anni, non ancora per molto. Vivo a Lucca in una splendida casetta con quel matto di Paolo che a tratti mi sopporta e a tratti mi sopprimerebbe (ma io lo imbonisco con la cucina...). Sono laureata in Lettere, adoro la letteratura e le lingue, soprattutto il portoghese (più che altro è una malattia, e ben lo sa chi mi conosce da vicino). Ho una passione spropositata per la traduzione e ho avuto la fortuna di poter tradurre alcuni importanti scrittori di lingua portoghese, ma so che resterà un hobby e non sarà mai il mio lavoro.
Adoro viaggiare, leggere, andare al cinema, ascoltare musica (mi accompagna da quando ero nella pancia di mamma), ho molti amici musicisti che adoro andare a vedere quando si esibiscono nei locali, adoro andare ai concerti, adoro il nuoto ma soprattutto la danza (le lezioni di danza sono la mia terapia di gruppo preferita!).
Ultimamente ho dato libero sfogo alla mia passione per la cucina... e questo che ho ricevuto è il miglior riconoscimento!!!
E ora la parte più importante. Vorrei passare il testimone di questo premio ad altri dieci blog che seguo quotidianamente e che ammiro tantissimo:
- ...mon petit bistrot
- A casa di Simo
- A tutta cucina
- Caffè col cioccolato
- Di pasta impasta
- Il gattoghiotto
- La cuoca ruspante
- La zuppa di bottoni
- Oggi pane e salame, domani...
- Sorelle in pentola
sabato 29 gennaio 2011
Lasagne al verde
Buon weekend!
E' sabato mattina e mi sento del giusto umore per stare ai fornelli mentre il mio stereo diffonde le note dell'ultimo cd dei Jamiroquai Rock Dust Light Star.
Apro il frigo. Ho proprio voglia di qualcosa di gustoso. Vediamo... carciofi, scamorza affumicata, pasta fresca... ok, ho capito. Avverto istintivamente il desiderio di un bel piatto di lasagne. E che lasagne siano!!!
LASAGNE AL VERDE
Ingredienti:
sfoglia fresca
4 carciofi con le spine
pisellini (anche surgelati)
1 scalogno
scamorza affumicata
basilico
500 g. di latte
50 g. di burro
50 g. di farina
noce moscata
parmigiano reggiano grattugiato
Procedimento:
Pulite i carciofi e ammollateli in acqua acidulata, per evitare che anneriscano. Fate soffriggere lo scalogno, dopo di che aggiungete i carciofi affettati finemente e i piselli. Fate rosolare per qualche minuto a fiamma alta, salate e pepate, poi coprite e abbassate il fuoco. Se necessario aggiungete un po' di brodo vegetale (io ho usato una casseruola con il coperchio di vetro, e non ho avuto bisogno di aggiungerlo).
Mentre le verdure cuociono occupatevi della besciamella. Preparate il roux sciogliendo il burro in un pentolino e amalgamandovi la farina. Quando avrà assunto un bel colore bruno aggiungete il latte caldo e mescolate finché diverrà una crema densa e senza grumi. Aggiungete un po' di sale e una generosa manciata di noce moscata grattugiata.
Tagliate la scamorza a dadini e quando le verdure saranno cotte (non dovranno essere sfatte) cominciate a comporre le lasagne. Usando della pasta fresca non è necessario sbollentarla prima.
Fate un primo strato di pasta, aggiungete la besciamella, le verdure, la scamorza e via così per quattro strati, o comunque finché non avete esaurito le verdure. Tenetevi da parte un po' di besciamella e un po' di scamorza per lo strato finale a cui aggiungete il parmigiano grattugiato e qulache foglia di basilico sminuzzata. Coprite la teglia con un foglio di alluminio (per non farle asciugare troppo in supericie) e infornate a 200° per una mezz'oretta. Negli ultimi minuti di cottura, togliete l'alluminio e fate gratinare.
E' sabato mattina e mi sento del giusto umore per stare ai fornelli mentre il mio stereo diffonde le note dell'ultimo cd dei Jamiroquai Rock Dust Light Star.
Apro il frigo. Ho proprio voglia di qualcosa di gustoso. Vediamo... carciofi, scamorza affumicata, pasta fresca... ok, ho capito. Avverto istintivamente il desiderio di un bel piatto di lasagne. E che lasagne siano!!!
LASAGNE AL VERDE
Ingredienti:
sfoglia fresca
4 carciofi con le spine
pisellini (anche surgelati)
1 scalogno
scamorza affumicata
basilico
500 g. di latte
50 g. di burro
50 g. di farina
noce moscata
parmigiano reggiano grattugiato
Procedimento:
Pulite i carciofi e ammollateli in acqua acidulata, per evitare che anneriscano. Fate soffriggere lo scalogno, dopo di che aggiungete i carciofi affettati finemente e i piselli. Fate rosolare per qualche minuto a fiamma alta, salate e pepate, poi coprite e abbassate il fuoco. Se necessario aggiungete un po' di brodo vegetale (io ho usato una casseruola con il coperchio di vetro, e non ho avuto bisogno di aggiungerlo).
Mentre le verdure cuociono occupatevi della besciamella. Preparate il roux sciogliendo il burro in un pentolino e amalgamandovi la farina. Quando avrà assunto un bel colore bruno aggiungete il latte caldo e mescolate finché diverrà una crema densa e senza grumi. Aggiungete un po' di sale e una generosa manciata di noce moscata grattugiata.
Tagliate la scamorza a dadini e quando le verdure saranno cotte (non dovranno essere sfatte) cominciate a comporre le lasagne. Usando della pasta fresca non è necessario sbollentarla prima.
Fate un primo strato di pasta, aggiungete la besciamella, le verdure, la scamorza e via così per quattro strati, o comunque finché non avete esaurito le verdure. Tenetevi da parte un po' di besciamella e un po' di scamorza per lo strato finale a cui aggiungete il parmigiano grattugiato e qulache foglia di basilico sminuzzata. Coprite la teglia con un foglio di alluminio (per non farle asciugare troppo in supericie) e infornate a 200° per una mezz'oretta. Negli ultimi minuti di cottura, togliete l'alluminio e fate gratinare.
Servite calde mentre sorseggiate un buon Müller Thurgau e avvertirete subito una splendida sensazione di benessere pervadervi anima e corpo! Bon appetit!!!
giovedì 27 gennaio 2011
Sfogliata di mele per Prufrock
E' l'ora del tè, amici lettori. E mentre il sole anche per oggi si congeda dietro le colline della mia città, ho qui il mio Earl grey fumante che sorseggio rileggendo una delle mie poesie (ma chiamare questa una poesia è davvero riduttivo) preferite: The love song of J. Alfred Prufrock. Vi riporto qui di seguito un estratto molto adatto al momento, ma che è anche un po' il manifesto di questo mio periodo esistenziale.
[...] And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions
And for a hundred visions and revisions
Before the taking of a toast and tea.
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions
And for a hundred visions and revisions
Before the taking of a toast and tea.
Anche voi come me vi sentite un po' Prufrock, un po' in quel mood in cui ti chiedi "Come potrei osare disturbare l'universo?" L'unica risposta che ho trovato è cercare di andare avanti, tenendo sempre un profilo basso, e fare ciò che ci fa sentire bene.
Allora, per sottrarci a questi quesiti cosmici, vorrei invitare tutti i prufrockiani a farsi un buon tè in compagnia della sfogliata di mele che vi vado a raccontare.
SFOGLIATA DI MELE CON CREMA ALL'ARANCIA
Ingredienti:
Per la crema all'arancia:
3 uova
3 cucchiai di farina
1 bicchierino di Grand Marnier
80 g. di zucchero
il succo di 4 arance non trattate
pasta sfoglia
3 mele (golden o renette, a vostro gusto)
Procedimento:
Preparate la crema all'arancia, sbattendo i tuorli con lo zucchero finché non otterrete una crema spumosa. Aggiungete alla crema la farina, il liquore, la polpa delle arance ridotta in piccoli pezzi, il succo delle arance e amalgamate bene. Montate gli albumi a neve ben ferma e uniteli alla crema mescolando con cura.
Stendete la sfoglia in una teglia con carta da forno, bucherellate con i rebbi della forchetta, versatevi sopra la crema e sistematevi le fettine di mela (non le ho sbollentate, le preferisco in purezza, mantengono meglio il loro sapore asprigno).
Infornate a 180° nel forno statico e fate cuocere per una quarantina di minuti. E' squisita anche servita calda.
Ogni vostro dubbio cosmico si dissiperà al primo boccone, ne sono certa... Bon appetit!!!
P.S. Ho usato la pasta sfoglia perché la crema mi è venuta piuttosto dolce e dunque ho scelto un impasto neutro per non appesantire troppo i sapori. Niente vieta di usare una pasta frolla, a gusto vostro!
P.P.S. Con questo post partecipo al contest di Morena:
P.P.S. Con questo post partecipo al contest di Morena:
mercoledì 26 gennaio 2011
L'imponderabile leggerezza della tradizione
Buon inizio di serata cari lettori!
Oggi ho praticamente trascorso la giornata ai fornelli, presa dal delirio tremens che da ieri mi fa ribollire mani e cervello. In qualche modo mi devo pur sfogare, almeno così riesco pure a far felice un'altra persona (Paolo, of course) oltre a me.
Oggi, tra una meringa, una crema all'arancia e uno sformato di carote (lo so, lo so, poi ve ne parlerò..) sono riuscita a trovare una mezz'oretta per preparare anche il pranzo (applausi, please!). Ci sono momenti in cui, avendo poco tempo a disposizione, ci si rende conto che gli insegnamenti della mamma affiorano alla mente in modo automatico, con una naturalezza insperata. E così, mi è bastato aprire il frigo e... tac, in un angolino c'era un bel pezzo di zucca che ho preso subito. La zucca si presta benissimo per ogni preparazione, non avendo un sapore particolarmente deciso, ma nel risotto trovo dia il meglio di sé. Per cui sotto col risotto, nel segno di mamma e della tradizione!
RISOTTO ALLA ZUCCA
Ingredienti per 2 persone:
400 g. di zucca gialla
1 scalogno (lo preferisco alla cipolla, nei risotti)
olio evo
190 g. di riso Carnaroli
brodo vegetale
noce moscata
sale e pepe
ricotta salata
Procedimento:
Mondate la zucca e riducetela a dadini. In una casseruola dai bordi alti fate rosolare lo scalogno tagliato sottile nell'olio, dopo di che aggiungete la zucca. Cuocete per qualche minuto a fiamma vivace, poi abbassate il fuoco e aggiungete il brodo ben caldo. Fate cuocere per una decina di minuti, poi aggiungete il riso (non lo faccio sfumare con il vino bianco, poiché il vino bianco serve a sgrassare i condimenti grassi e lascia una nota acida che con la zucca a mio avviso stona). Fate cuocere per un quarto d'ora abbondante (o comunque secondo il vostro gradimento) aggiungendo il brodo gradualmente, e per la mantecatura finale usate della noce moscata e della ricotta salata grattugiata al posto del burro e del parmigiano. Ci sta benissimo!
P.S. La leggerezza sia con voi! E poi lo so, preparare un risotto ormai è una cosa da ragazzi. Ma la soddisfazione di poter gustare un risotto fumante è impagabile.
E per restare nella tradizione, stavolta in omaggio al mio papà, vi suggerisco di assaporare questo piatto con il sottofondo del White Album dei Beatles. Bon appetit!!!
Oggi ho praticamente trascorso la giornata ai fornelli, presa dal delirio tremens che da ieri mi fa ribollire mani e cervello. In qualche modo mi devo pur sfogare, almeno così riesco pure a far felice un'altra persona (Paolo, of course) oltre a me.
Oggi, tra una meringa, una crema all'arancia e uno sformato di carote (lo so, lo so, poi ve ne parlerò..) sono riuscita a trovare una mezz'oretta per preparare anche il pranzo (applausi, please!). Ci sono momenti in cui, avendo poco tempo a disposizione, ci si rende conto che gli insegnamenti della mamma affiorano alla mente in modo automatico, con una naturalezza insperata. E così, mi è bastato aprire il frigo e... tac, in un angolino c'era un bel pezzo di zucca che ho preso subito. La zucca si presta benissimo per ogni preparazione, non avendo un sapore particolarmente deciso, ma nel risotto trovo dia il meglio di sé. Per cui sotto col risotto, nel segno di mamma e della tradizione!
RISOTTO ALLA ZUCCA
Ingredienti per 2 persone:
400 g. di zucca gialla
1 scalogno (lo preferisco alla cipolla, nei risotti)
olio evo
190 g. di riso Carnaroli
brodo vegetale
noce moscata
sale e pepe
ricotta salata
Procedimento:
Mondate la zucca e riducetela a dadini. In una casseruola dai bordi alti fate rosolare lo scalogno tagliato sottile nell'olio, dopo di che aggiungete la zucca. Cuocete per qualche minuto a fiamma vivace, poi abbassate il fuoco e aggiungete il brodo ben caldo. Fate cuocere per una decina di minuti, poi aggiungete il riso (non lo faccio sfumare con il vino bianco, poiché il vino bianco serve a sgrassare i condimenti grassi e lascia una nota acida che con la zucca a mio avviso stona). Fate cuocere per un quarto d'ora abbondante (o comunque secondo il vostro gradimento) aggiungendo il brodo gradualmente, e per la mantecatura finale usate della noce moscata e della ricotta salata grattugiata al posto del burro e del parmigiano. Ci sta benissimo!
P.S. La leggerezza sia con voi! E poi lo so, preparare un risotto ormai è una cosa da ragazzi. Ma la soddisfazione di poter gustare un risotto fumante è impagabile.
E per restare nella tradizione, stavolta in omaggio al mio papà, vi suggerisco di assaporare questo piatto con il sottofondo del White Album dei Beatles. Bon appetit!!!
martedì 25 gennaio 2011
Puro godimento alla francese
Non posso farci niente, oggi ho una carica elettrica che dal cervello si trasmette direttamente alle mani e non riesco a stare ferma. Sperimentare, sperimentare, sperimentare. Sono fortunata, il libro Cuochi si diventa di Allan Bay è una vera miniera di cucina, sia nazionale che non. Ho trovato la ricetta del pâté e subito mi sono tornati in mente i fantastici ricordi delle mie vacanze in Francia in cui facevo delle scorpacciate tremende di pain au chocolat, baguette e pâté de canard, de campagne (ricordo che una volta a Parigi, in vacanza con i miei, abbiamo cenato mangiando solo dolci)... Lo so, i cugini d'oltralpe non sono proprio campioni di simpatia, ma in fatto di cibo sanno veramente incantare. Non concordo molto sul loro uso smodato di salsine, burri e condimenti da infarto o ipercolesterolemia, però ogni tanto è un vero piacere farsi del male con i loro succulenti manicaretti, no?
E allora, come potevo non cimentarmi con questa preparazione? Non sarà proprio fedele al pâté de foie gras tanto decantato, ma è venuto davvero speciale, e poi è molto facile da eseguire!
PÂTÉ DE VEAU
Ingredienti:
400 g. di fegato di vitello a pezzetti
100 g. di pancetta a dadini
1 cipolla
150 g. di burro
250g. di panna da montare
1 bicchiere di vino bianco
spezie: 2 foglie di alloro, una manciata di bacche di ginepro, pepe nero, noce moscata
50 g. di pistacchi tritati
pane tostato
Procedimento:
Rosolate la cipolla in 50 g. di burro per 2 minuti, poi aggiungete il fegato, la pancetta, il ginepro e rosolate per 10 minuti.
Versate il vino bianco e fate evaporare a fuoco vivo. Eliminate l'alloro, unite 100 g. di burro ammorbidito e frullate. Montate la panna, incorporatela al composto freddo e trasferitelo in uno stampo da plum cake foderato con pellicola. Mettete in frigorifero per tre ore, sformatelo e cospargetelo con i pistacchi. Servitelo con pane tostato caldo (io ho usato del pane multicereali, la morte sua!) e sorseggiate un buon Morellino di Scansano (una nota italiana è d'obbligo, per non far ingrassare troppo i cugini!).
Non vi pentirete di questa incursione in territorio "nemico", è una vera gourmandise a cui è lecito cedere!
Bon appetit!!!
"Dischi volanti" con zucchine
Buon pomeriggio a tutti voi, e grazie davvero per i vostri commenti che mi accompagnano in questa avventura telematica e culinaria, incoraggiandomi a scrivere e a cucinare. Spero di poter interagire sempre più con questi nuovi amici!
Oggi siamo in pieno inverno, la giornata è fredda e uggiosa. Per far svanire il languore che mi stringe non mi basta un buon libro. Dunque l'unico rimedio possibile è accendere lo stereo, ascoltare la musica minimalista della brasiliana Marisa Monte con il suo cd Universo ao meu redor, e dare libero sfogo alla fantasia tra i fornelli. A mo' di rito propiziatorio della bella stagione (non dico della primavera, quanto meno però di un sole decente!), oggi ho deciso di cucinare una golosissima pasta alle zucchine, che vi racconto subito, caso mai aveste bisogno anche voi di un anticipo di primavera.
"DISCHI VOLANTI" CON ZUCCHINE
Ingredienti per 2 persone:
200g. di pasta Garofalo tipo "Dischi volanti"
2 zucchine
una manciata di pinoli
1 porro
un pizzico di zenzero in polvere
ricotta salata
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
In una padella fate rosolare il porro a fettine nell'olio, dopo di che aggiungete le zucchine tagliate a dadini. Fate cuocere a fiamma vivace per qualche minuto, poi aggiustate di sale e aggiungete i pinoli che avrete tostato in un padellino a parte.
Nel frattempo buttate la pasta e fate cuocere una decina di minuti. Scolatela piuttosto al dente e aggiungetela al sughetto, facendo insaporire per un paio di minuti, aggiungendo mezzo bicchiere di acqua di cottura della pasta qualora asciugasse troppo.
A fine cottura mantecate con la ricotta salata grattugiata e una generosa macinata di pepe.
Non ne è avanzata nemmeno un grammo, manco a dirlo. Si mangia in un batter d'occhio e si digerisce benissimo, perché è leggera e con pochi grassi. Mentre ve ne parlo ho ancora l'acquolina in bocca e potessi me ne mangerei subito un'altra bella porzione! Bon appetit mes chéris!!!
Oggi siamo in pieno inverno, la giornata è fredda e uggiosa. Per far svanire il languore che mi stringe non mi basta un buon libro. Dunque l'unico rimedio possibile è accendere lo stereo, ascoltare la musica minimalista della brasiliana Marisa Monte con il suo cd Universo ao meu redor, e dare libero sfogo alla fantasia tra i fornelli. A mo' di rito propiziatorio della bella stagione (non dico della primavera, quanto meno però di un sole decente!), oggi ho deciso di cucinare una golosissima pasta alle zucchine, che vi racconto subito, caso mai aveste bisogno anche voi di un anticipo di primavera.
"DISCHI VOLANTI" CON ZUCCHINE
Ingredienti per 2 persone:
200g. di pasta Garofalo tipo "Dischi volanti"
2 zucchine
una manciata di pinoli
1 porro
un pizzico di zenzero in polvere
ricotta salata
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
In una padella fate rosolare il porro a fettine nell'olio, dopo di che aggiungete le zucchine tagliate a dadini. Fate cuocere a fiamma vivace per qualche minuto, poi aggiustate di sale e aggiungete i pinoli che avrete tostato in un padellino a parte.
Nel frattempo buttate la pasta e fate cuocere una decina di minuti. Scolatela piuttosto al dente e aggiungetela al sughetto, facendo insaporire per un paio di minuti, aggiungendo mezzo bicchiere di acqua di cottura della pasta qualora asciugasse troppo.
A fine cottura mantecate con la ricotta salata grattugiata e una generosa macinata di pepe.
Non ne è avanzata nemmeno un grammo, manco a dirlo. Si mangia in un batter d'occhio e si digerisce benissimo, perché è leggera e con pochi grassi. Mentre ve ne parlo ho ancora l'acquolina in bocca e potessi me ne mangerei subito un'altra bella porzione! Bon appetit mes chéris!!!
lunedì 24 gennaio 2011
Curry di verdure miste (e pollo)
Buon inizio di settimana a tutti!
Spero abbiate trascorso un buon weekend. Mi sono accorta che ultimamente compro sempre più libri di ricette e arte gastronomica e la mia libreria in cucina comincia a essere ben fornita e nella mia testolina risuonano continuamente numeri, tempi di cottura, grammi di farina, di burro, di pasta, nomi francesi di tecniche di preparazione... è davvero incredibile quanto mi stia appassionando e quanto sia sempre più affamata di ricette nuove e rivisitazioni dei piatti più tradizionali!
Sabato pomeriggio ho acquistato un bellissimo libro del giornalista enogastronomico Allan Bay, dal titolo Cuochi si diventa, che vi consiglio caldamente. È un compendio di circa mille ricette per tutti i gusti, dall'antipasto, al buffet, fino ai dolci, passando attraverso alcune annotazioni sintetiche ma efficacissime sulle tecniche, gli utensili che non possono mancare in cucina, le modalità e i tempi di cottura.
Ho già selezionato alcuni piatti che preparerò nei prossimi giorni e di cui vi scriverò strada facendo.
Vi posso solo dire che oggi ho deliziato i nostri palati inaugurando il suddetto libro con una ricetta classica della tradizione orientale, leggermente adeguata alla moda occidentale: il curry di verdure. Non mi soffermo sul fatto che il curry è una miscela di varie spezie che possono variare in mille modi diversi... Io ho comprato un'ottima miscela di curry a Londra, non troppo piccante (a mio parere troppo peperoncino anestetizza i sapori e appiattisce i singoli ingredienti, e poi mi fa sudare tantissimo!!!) che contiene coriandolo, curcuma, senape, ceci neri, cumino, peperoncino, aglio in polvere, finocchio. Rispetto alla ricetta originaria ho poi aggiunto dei bocconcini di pollo. Niente a che vedere con il fantastico pollo al curry della mia amica Alba (direttamente dall'Australia), ma ha dei tempi di preparazione molto veloci ed è davvero gustoso!
Eccolo qua per voi.
CURRY DI VERDURE MISTE (E POLLO)
Ingredienti per 4:
1 cipolla (io in realtà ho messo un porro, che sta benissimo)
2 pizzichi di zenzero in polvere
2 cucchiaini di curry
800 g. di verdure miste di stagione (io ho usato 2 carote, 1 zucchina, le cime di un broccoletto, 2 patate piccole, 1 carciofo)
1 vasetto di yogurt (quello greco è perfetto, meno acido e più cremoso)
400 g. bocconcini di pollo
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
una manciata di farina
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
Pulite bene le verdure e sminuzzatele a dadini.
In una padella fate soffriggere la cipolla con l'olio con due pizzichi di zenzero e il curry, per due minuti. Aggiungete le verdure e lasciate insaporire per dieci minuti a fiamma moderata.
Nel frattempo infarinate i bocconcini di pollo e saltateli in una casseruola a parte per 10 minuti, facendo in modo che assumano un bel colore dorato.
Aggiungete alle verdure mezzo bicchiere di acqua calda in cui avrete stemperato il concentrato di pomodoro e aggiungete il pollo, facendo cuocere ancora per 15 minuti o finché le verdure saranno morbide ma non disfatte.
A fine cottura regolate di sale e pepe e mantecate con lo yogurt. Semplicemente irresistibile!
Non sapendo che vino abbinare, oggi ho sorseggiato una buona birra chiara, che devo dire ha aggiunto una sfumatura di sapore che ha reso più completo il curry. E bravo Allan Bay!
Bon appetit, naturalmente!!!
Spero abbiate trascorso un buon weekend. Mi sono accorta che ultimamente compro sempre più libri di ricette e arte gastronomica e la mia libreria in cucina comincia a essere ben fornita e nella mia testolina risuonano continuamente numeri, tempi di cottura, grammi di farina, di burro, di pasta, nomi francesi di tecniche di preparazione... è davvero incredibile quanto mi stia appassionando e quanto sia sempre più affamata di ricette nuove e rivisitazioni dei piatti più tradizionali!
Sabato pomeriggio ho acquistato un bellissimo libro del giornalista enogastronomico Allan Bay, dal titolo Cuochi si diventa, che vi consiglio caldamente. È un compendio di circa mille ricette per tutti i gusti, dall'antipasto, al buffet, fino ai dolci, passando attraverso alcune annotazioni sintetiche ma efficacissime sulle tecniche, gli utensili che non possono mancare in cucina, le modalità e i tempi di cottura.
Ho già selezionato alcuni piatti che preparerò nei prossimi giorni e di cui vi scriverò strada facendo.
Vi posso solo dire che oggi ho deliziato i nostri palati inaugurando il suddetto libro con una ricetta classica della tradizione orientale, leggermente adeguata alla moda occidentale: il curry di verdure. Non mi soffermo sul fatto che il curry è una miscela di varie spezie che possono variare in mille modi diversi... Io ho comprato un'ottima miscela di curry a Londra, non troppo piccante (a mio parere troppo peperoncino anestetizza i sapori e appiattisce i singoli ingredienti, e poi mi fa sudare tantissimo!!!) che contiene coriandolo, curcuma, senape, ceci neri, cumino, peperoncino, aglio in polvere, finocchio. Rispetto alla ricetta originaria ho poi aggiunto dei bocconcini di pollo. Niente a che vedere con il fantastico pollo al curry della mia amica Alba (direttamente dall'Australia), ma ha dei tempi di preparazione molto veloci ed è davvero gustoso!
Eccolo qua per voi.
CURRY DI VERDURE MISTE (E POLLO)
Ingredienti per 4:
1 cipolla (io in realtà ho messo un porro, che sta benissimo)
2 pizzichi di zenzero in polvere
2 cucchiaini di curry
800 g. di verdure miste di stagione (io ho usato 2 carote, 1 zucchina, le cime di un broccoletto, 2 patate piccole, 1 carciofo)
1 vasetto di yogurt (quello greco è perfetto, meno acido e più cremoso)
400 g. bocconcini di pollo
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
una manciata di farina
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
Pulite bene le verdure e sminuzzatele a dadini.
In una padella fate soffriggere la cipolla con l'olio con due pizzichi di zenzero e il curry, per due minuti. Aggiungete le verdure e lasciate insaporire per dieci minuti a fiamma moderata.
Nel frattempo infarinate i bocconcini di pollo e saltateli in una casseruola a parte per 10 minuti, facendo in modo che assumano un bel colore dorato.
Aggiungete alle verdure mezzo bicchiere di acqua calda in cui avrete stemperato il concentrato di pomodoro e aggiungete il pollo, facendo cuocere ancora per 15 minuti o finché le verdure saranno morbide ma non disfatte.
A fine cottura regolate di sale e pepe e mantecate con lo yogurt. Semplicemente irresistibile!
Non sapendo che vino abbinare, oggi ho sorseggiato una buona birra chiara, che devo dire ha aggiunto una sfumatura di sapore che ha reso più completo il curry. E bravo Allan Bay!
Bon appetit, naturalmente!!!
sabato 22 gennaio 2011
Sarde alternative
Buon weekend a tutti i cari lettori del sabato!
In questa giornata di relax, in cui si interrompe la stressante routine e in cui ci si può coccolare un po' di più, tra un buon libro, una passeggiata fuori porta, un film al cinema, e magari anche una bella cenetta in compagnia, io non rinuncio a narrarvi le mie gesta culinarie che anche per oggi mi hanno procurato una certa soddisfazione.
Nel fine settimana adoro ascoltare un po' di musica classica, così oggi, per non venire meno alla tradizione, ho cucinato la mia pasta con le sarde sulle note della settima sinfonia di Beethoven, e nel frattempo vi racconto come si prepara questo primo piatto, mutuato dalla tradizione siciliana ma con alcune variazioni mie.
SPAGHETTI CON LE SARDE
Ingredienti per 2 persone:
300 g. sarde pulite e diliscate
10 pomodorini pizzutello (o pachino)
una manciata di capperi sotto sale
origano siciliano
basilico fresco
180 g. spaghetti n. 5
una bustina di zafferano
1 spicchio di aglio
sale e pepe q.b.
olio evo
Procedimento:
In una padella fate imbiondire l'aglio nell'olio, poi aggiungete i capperi (che avrete sciacquato sotto l'acqua corrente), i pomodorini divisi in quattro, sale, pepe e origano. Fate cuocere per una decina di minuti a fiamma moderata, in seguito aggiungete le sarde sfilettate e lasciate cuocere per altri cinque minuti.
Nel frattempo mettete sul fuoco una pentola con l'acqua per gli spaghetti che cuocerete al dente per cinque minuti. Scolate e versateli in padella con un po' di acqua di cottura aggiungendo la bustina di zafferano. Mescolate con cura finché il sughetto non si sarà ben amalgamato e la pasta non avrà un colore giallo uniforme. A fine cottura aggiungete il basilico sminuzzato e servite fumante.
Accompagnate questo piatto con un Montecarlo bianco fresco e... bon appetit!!!
In questa giornata di relax, in cui si interrompe la stressante routine e in cui ci si può coccolare un po' di più, tra un buon libro, una passeggiata fuori porta, un film al cinema, e magari anche una bella cenetta in compagnia, io non rinuncio a narrarvi le mie gesta culinarie che anche per oggi mi hanno procurato una certa soddisfazione.
Nel fine settimana adoro ascoltare un po' di musica classica, così oggi, per non venire meno alla tradizione, ho cucinato la mia pasta con le sarde sulle note della settima sinfonia di Beethoven, e nel frattempo vi racconto come si prepara questo primo piatto, mutuato dalla tradizione siciliana ma con alcune variazioni mie.
SPAGHETTI CON LE SARDE
Ingredienti per 2 persone:
300 g. sarde pulite e diliscate
10 pomodorini pizzutello (o pachino)
una manciata di capperi sotto sale
origano siciliano
basilico fresco
180 g. spaghetti n. 5
una bustina di zafferano
1 spicchio di aglio
sale e pepe q.b.
olio evo
Procedimento:
In una padella fate imbiondire l'aglio nell'olio, poi aggiungete i capperi (che avrete sciacquato sotto l'acqua corrente), i pomodorini divisi in quattro, sale, pepe e origano. Fate cuocere per una decina di minuti a fiamma moderata, in seguito aggiungete le sarde sfilettate e lasciate cuocere per altri cinque minuti.
Nel frattempo mettete sul fuoco una pentola con l'acqua per gli spaghetti che cuocerete al dente per cinque minuti. Scolate e versateli in padella con un po' di acqua di cottura aggiungendo la bustina di zafferano. Mescolate con cura finché il sughetto non si sarà ben amalgamato e la pasta non avrà un colore giallo uniforme. A fine cottura aggiungete il basilico sminuzzato e servite fumante.
Accompagnate questo piatto con un Montecarlo bianco fresco e... bon appetit!!!
venerdì 21 gennaio 2011
Seppie con piselli
Come promesso, oggi mi sento particolarmente ispirata a starmene tra i fornelli per dare libero sfogo alla fantasia. Ho comprato delle seppioline fresche e mi è venuta voglia di cucinarle con i piselli, nella ricetta fusion che vi propongo qui di seguito.
SEPPIE CON PISELLI FUSION
Ingredienti per 2 persone:
400 g. di seppioline fresche già pulite
400 g. di pisellini (io abbondo sempre perché li adoro)
2 cucchiai di pesto alla genovese
1 scalogno
100 g. di riso basmati
scorza di 1 limone
olio evo
sale e pepe q.b.
Procedimento:
Lavate bene le seppioline e tagliatele a strisce. In una casseruola scaldate l'olio e fate rosolare lo scalogno tritato finemente. Aggiungete le seppie e fate cuocere per una decina di minuti (potete aggiungere un po' di vino bianco per dare più sapore, oppure del brodetto di pesce); salate (non troppo) e pepate, dopo di che aggiungete i pisellini freschi (anche surgelati vanno bene).
Fate cuocere con il coperchio per una mezz'oretta, grattugiando la scorza di mezzo limone e aggiungendo un po' di acqua calda se dovesse asciugare troppo.
A parte lessate il riso basmati in abbondante acqua calda per circa dodici minuti (o secondo le indicazioni di cottura del vostro riso basmati; io ne ho uno originale indiano comprato in un market a Kentish Town a Londra).
A fine cottura componete il piatto con le seppie, i piselli, il riso, la scorza di limone tagliata a striscioline sottili e il pesto.
Accompagnate questo piatto con un buon Vermentino di Sardegna. Sarà un pranzetto perfetto che vi renderà felici e ottimisti, proprio come è successo a me! Bon appetit!
P.S. Ho preferito usare il pesto al posto del tradizionale prezzemolo, perché dà un sapore più mediterraneo. Vi consiglio però di usare del pesto fresco fatto in casa, non quello confezionato del supermercato, mi raccomando. La scorsa estate il mio basilico è cresciuto a tal punto da trasformarsi in una sorta di profumatissima siepe, così a settembre ho lavorato due giorni per preparare una scorta invernale di pesto alla genovese che conservo in cubetti in freezer o in barattolini di vetro sotto vuoto.
SEPPIE CON PISELLI FUSION
Ingredienti per 2 persone:
400 g. di seppioline fresche già pulite
400 g. di pisellini (io abbondo sempre perché li adoro)
2 cucchiai di pesto alla genovese
1 scalogno
100 g. di riso basmati
scorza di 1 limone
olio evo
sale e pepe q.b.
Procedimento:
Lavate bene le seppioline e tagliatele a strisce. In una casseruola scaldate l'olio e fate rosolare lo scalogno tritato finemente. Aggiungete le seppie e fate cuocere per una decina di minuti (potete aggiungere un po' di vino bianco per dare più sapore, oppure del brodetto di pesce); salate (non troppo) e pepate, dopo di che aggiungete i pisellini freschi (anche surgelati vanno bene).
Fate cuocere con il coperchio per una mezz'oretta, grattugiando la scorza di mezzo limone e aggiungendo un po' di acqua calda se dovesse asciugare troppo.
A parte lessate il riso basmati in abbondante acqua calda per circa dodici minuti (o secondo le indicazioni di cottura del vostro riso basmati; io ne ho uno originale indiano comprato in un market a Kentish Town a Londra).
A fine cottura componete il piatto con le seppie, i piselli, il riso, la scorza di limone tagliata a striscioline sottili e il pesto.
Accompagnate questo piatto con un buon Vermentino di Sardegna. Sarà un pranzetto perfetto che vi renderà felici e ottimisti, proprio come è successo a me! Bon appetit!
P.S. Ho preferito usare il pesto al posto del tradizionale prezzemolo, perché dà un sapore più mediterraneo. Vi consiglio però di usare del pesto fresco fatto in casa, non quello confezionato del supermercato, mi raccomando. La scorsa estate il mio basilico è cresciuto a tal punto da trasformarsi in una sorta di profumatissima siepe, così a settembre ho lavorato due giorni per preparare una scorta invernale di pesto alla genovese che conservo in cubetti in freezer o in barattolini di vetro sotto vuoto.
Crumble forever
Oggi vi scrivo in diretta dalla mia cucina, che si è trasformata in una sorta di ring in cui a suon di mestoli e pentole trasformo le mie insoddisfazioni di questa pesante settimana in energia positiva. Ho seriamente intenzione di cucinare tutto il giorno, per cui tenetevi pronti!
Accendo lo stereo, l'album Pearl di Janis Joplin sarà una perfetta colonna sonora per cominciare a preparare uno dei dolci che preferisco di più in questo periodo: il crumble.
Il crumble è una delle pietanze più versatili che io conosca, si può fare sia dolce (con la miglior frutta di stagione, mele e pere in inverno, pesche, susine e frutti rossi in estate) che salato (buonissimo con la zucca o le zucchine).
Oggi in casa ho delle pere belle mature e dell'ottima crema di cacao fondente, un binomio perfetto con cui preparare un crumble insolito. Ecco a voi la ricetta.
CRUMBLE DI PERE E CIOCCOLATO
Ingredienti:
200 g. di farina 00
100 g. di zucchero
100 g. di burro
scorza di mezzo limone grattugiata
5 pere mature
crema di cioccolato fondente
Procedimento:
Accendete il forno statico a 180°. Preparate l'impasto unendo la farina e lo zucchero al burro e alla scorza di limone. Impastate velocemente con le dita, lasciando il composto piuttosto sbricioloso.
Sbucciate le pere e riducetele a cubetti che adagerete sul fondo di una pirofila (io ne uso una di porcellana, che non richiede l'uso della carta da forno o del burro), fino a creare uno strato uniforme. Spargete qua e là qualche cucchiaiata di crema di cacao e infine la sbriciolata di pasta fino a coprire completamente le pere.
Infornate per una mezz'oretta, o comunque finché il crumble non avrà assunto un bel colore dorato. Servite tiepido e lasciatevi andare alla bontà unica di questo sempllicissimo dessert... la miglior terapia per dimenticare le ansie e le preoccupazioni di tutta una settimana, non trovate?
Bon appetit!!!
Accendo lo stereo, l'album Pearl di Janis Joplin sarà una perfetta colonna sonora per cominciare a preparare uno dei dolci che preferisco di più in questo periodo: il crumble.
Il crumble è una delle pietanze più versatili che io conosca, si può fare sia dolce (con la miglior frutta di stagione, mele e pere in inverno, pesche, susine e frutti rossi in estate) che salato (buonissimo con la zucca o le zucchine).
Oggi in casa ho delle pere belle mature e dell'ottima crema di cacao fondente, un binomio perfetto con cui preparare un crumble insolito. Ecco a voi la ricetta.
CRUMBLE DI PERE E CIOCCOLATO
Ingredienti:
200 g. di farina 00
100 g. di zucchero
100 g. di burro
scorza di mezzo limone grattugiata
5 pere mature
crema di cioccolato fondente
Procedimento:
Accendete il forno statico a 180°. Preparate l'impasto unendo la farina e lo zucchero al burro e alla scorza di limone. Impastate velocemente con le dita, lasciando il composto piuttosto sbricioloso.
Sbucciate le pere e riducetele a cubetti che adagerete sul fondo di una pirofila (io ne uso una di porcellana, che non richiede l'uso della carta da forno o del burro), fino a creare uno strato uniforme. Spargete qua e là qualche cucchiaiata di crema di cacao e infine la sbriciolata di pasta fino a coprire completamente le pere.
Infornate per una mezz'oretta, o comunque finché il crumble non avrà assunto un bel colore dorato. Servite tiepido e lasciatevi andare alla bontà unica di questo sempllicissimo dessert... la miglior terapia per dimenticare le ansie e le preoccupazioni di tutta una settimana, non trovate?
Bon appetit!!!
giovedì 20 gennaio 2011
Soul cake
Buongiorno!
Speriamo proprio che lo sia, dato che qui l'inverno non accenna ad andarsene e, anzi, si manifesta ancora con tutta la sua forza propinandici giornate fredde e piovose.
Ebbene, noi continuiamo imperterriti a sfidarlo e a scongiurarlo con il potere della nostra fantasia e... dei fornelli, naturalmente!!!
Oggi sono particolarmente ispirata dal brano di Sting Soul cake, che vi mostro qui di seguito.
Speriamo proprio che lo sia, dato che qui l'inverno non accenna ad andarsene e, anzi, si manifesta ancora con tutta la sua forza propinandici giornate fredde e piovose.
Ebbene, noi continuiamo imperterriti a sfidarlo e a scongiurarlo con il potere della nostra fantasia e... dei fornelli, naturalmente!!!
Oggi sono particolarmente ispirata dal brano di Sting Soul cake, che vi mostro qui di seguito.
Dopo essere di nuovo tornata coi piedi per terra ed essermi ricomposta, direi che è proprio giunto il momento di confidarvi una delle ricette che amo di più e che ben si addice all'atmosfera intrisa di dolce misticismo diffusa da questo brano: la Mousse al cioccolato, signore e signori.
Adoro prepararla in queste sere d'inverno, e adoro mangiarla con le persone che amo di più. Mi sembra quindi giusto poterne condividere la preparazione con voi.
MOUSSE AL CIOCCOLATO
Ingredienti:
200 g. cioccolato fondente al 70% (suggerisco cioccolato di ottima qualità)
2 uova
100 g. zucchero
250 g. panna da montare
20 g. burro
Procedimento:
Sciogliete a bagno maria il cioccolato con il burro. Nel frattempo separate i tuorli dagli albumi, montate questi ultimi a neve con un pizzico di sale in una ciotola con la frusta (planetaria, un giorno sarai mia!!!); in un’altra ciotola montate i tuorli con lo zucchero, aggiungete il cioccolato fuso (deve risultare morbido, se fosse troppo duro aggiungete un po’ di latte per fluidificare) e montate la panna con il frullatore a immersione. Aggiungete la panna al composto e da ultimo le chiare. Mescolare il tutto dal basso verso l’alto per non far smontare le chiare e per fare prendere più aria e versate il composto in 6 stampini. Lasciate solidificare in frigo per 6-8 ore, decorate con fette di arancia tagliate a S o con una stecca di cannella, e servite. Una bontà indescrivibile, lo garantisco! Bon appetit!!!
P.S. Ogni momento è buono per godersi questa prelibatezza, che si prepara in mezz'ora e fa stare bene per tutto il resto della giornata infondendo dolcezza e buonumore. Per allontanare definitivamente ogni cattivo pensiero suggerisco di sorseggiare un buon spumante dolce, quello che preferite voi!
mercoledì 19 gennaio 2011
Sotto il sole giaguaro
Ciao a tutti!
Oggi non vi proporrò uno dei miei pasticci culinari, bensì dedicherò questo spazio a un maestro della nostra letteratura, uno dei miei scrittori preferiti che non mi stanco mai di leggere e rileggere: Italo Calvino (e scusate se mi ripeto, ma mi trovo in un periodo calviniano).
Il racconto "Sotto il sole giaguaro" che dà il nome all'omonima raccolta (dedicata ai cinque sensi, rimasta purtroppo incompita, ma in cui compaiono un racconto sull'olfatto, uno sul gusto e uno sull'udito), pubblicata postuma nel 1986, inscena il viaggio di una coppia in crisi che attraversa il Messico tra le sue bellezze artistiche e le prelibatezze culinarie, nel tentativo di ritrovare la propria armonia e complicità.
Qui di seguito vi riporto alcuni passaggi, naturalmente omettendo il finale, per non guastare la sorpresa a quanti di voi non l'avessero ancora letto (e vi consiglio caldamente di farlo!)
Non è meraviglioso il modo in cui Calvino descrive i cibi e il piacere che ci possono dare nel gustarli?
Oggi non vi proporrò uno dei miei pasticci culinari, bensì dedicherò questo spazio a un maestro della nostra letteratura, uno dei miei scrittori preferiti che non mi stanco mai di leggere e rileggere: Italo Calvino (e scusate se mi ripeto, ma mi trovo in un periodo calviniano).
Il racconto "Sotto il sole giaguaro" che dà il nome all'omonima raccolta (dedicata ai cinque sensi, rimasta purtroppo incompita, ma in cui compaiono un racconto sull'olfatto, uno sul gusto e uno sull'udito), pubblicata postuma nel 1986, inscena il viaggio di una coppia in crisi che attraversa il Messico tra le sue bellezze artistiche e le prelibatezze culinarie, nel tentativo di ritrovare la propria armonia e complicità.
Qui di seguito vi riporto alcuni passaggi, naturalmente omettendo il finale, per non guastare la sorpresa a quanti di voi non l'avessero ancora letto (e vi consiglio caldamente di farlo!)
Gustare, in genere, esercitare il senso del gusto,
riceverne l'impressione, anco senza deliberato volere o
senza riflessione poi. L'assaggio si fa più determinante
a fin di gustare e di sapere quel che si gusta; o almeno denota
che dell'impressione provata abbiamo un sentimento riflesso,
un'idea, un principio di esperienza. Quindi è che sapio, ai Latini,
valeva in traslato sentir rettamente; e quindi il senso dell'italiano
sapere, che da sé vale dottrina retta, e il prevalere della sapienza
sopra la scienza.
Niccolò Tommaseo
Dizionario dei sinonimi
[...] Il nostro viaggio attraverso il Messico durava già da più di una settimana. Pochi giorni prima, a Tepotzotlán, in un ristorante che allineava i suoi tavoli tra gli alberi d'arancio d'un altro chiostro di convento, avevamo gustato vivande preparate (così almeno ci era stato detto) seguendo le antiche ricette delle monache. Avevamo mangiato un tamál de elote, cioè una sottile semola di mais dolce con carne di maiale tritata e piccantissimo peperoncino, il tutto cotto a vapore con una foglia anch'essa di mais; poi chiles en nogada, che erano peperonicini rossobruni, un po' rugosi, nuotanti in una salsa di noci la cui asprezza pungente e il fondo amaro si perdevano in un'arrendevolezza cremosa e dolcigna.
Da quel momento l'idea delle monache evocava in noi i sapori di una cucina elaborata e audace, come tesa a far vibrare le note estreme dei sapori e accostarle in modulazioni, accordi e soprattutto dissonanze che s'imponessero come un'esperienza senza confronti, un punto di non ritorno, una possessione assoluta esercitata sulla ricettività di tutti i sensi.
[...] Le labbra d'Olivia nel bel mezzo della masticazione indugiavano fin quasi a fermarsi, ma senza interrompere del tutto la continuità del movimento, che rallentava come non volendo lasciar allontanare un'eco interiore, mentre il suo sguardo si fissava in un'attenzione senza oggetto apparente, quasi come in allarme. Era una speciale concentrazione del viso che avevo osservato in lei durante i pasti, da quando avevamo cominciato il nostro viaggio in Messico: una tensione che seguivo nel suo propagarsi dalle labbra alle narici, ora dilatate ora contratte. (Il naso ha una plasticità molto ridotta - soprattutto un naso armonioso e gentile come quello d'Olivia - e ogni impercettibile movimento inteso a espandere la capienza delle narici nel senso longitudinale le rende in effetti più sottili, mentre il corrispettivo movimento riflesso che ne accentua l'ampiezza risulta poi invece come un ritrarsi di tutto il naso verso la superficie del viso).
Da quanto ho detto si potrebbe credere che Olivia mangiando si chiudesse in se stessa immedesimandosi nel percorso interiore delle sue sensazioni; in realtà invece il desiderio che tutta la sua persona esprimeva era quello di comunicarmi ciò che sentiva: di comunicare con me attraverso i sapori, o di comunicare coi sapori attraverso un doppio corredo di papille, il suo e il mio.
Non è meraviglioso il modo in cui Calvino descrive i cibi e il piacere che ci possono dare nel gustarli?
martedì 18 gennaio 2011
Il pollo nel bosco?
Buongiorno, silenziosi e timidi lettori che vi aggirate furtivi tra le righe di questo neonato blog.
La ricetta che vi propongo oggi l'ho cucinata ieri sera in pochissimo tempo a disposizione, poiché in questi giorni sono molto assorta nella lettura del romanzo Il gioco dell'angelo dello spagnolo Zafón che mi ha letteralmente quanto inaspettatamente conquistata con L'ombra del vento (dato che sono sempre restia a leggere dei best seller, ma in questo caso ho fatto eccezione, e che la regola sia dunque confermata). Ragion per cui mi sono persa nella lettura, e quando sono riemersa mi sono accorta che era veramente tardi! In ogni caso, con un po' di fantasia, sono riuscita a preparare questo bel piattino che vado subito a descrivervi, non prima però di consigliarvi di accendere lo stereo per ascoltare l'album Mercury Falling di Sting, a tutto volume, please.
BOCCONCINI DI POLLO CON FUNGHI CHAMPIGNON E POLENTA
Ingredienti per 2 persone:
Un petto di pollo intero
Una confezione di funghi champignon da pulire
Un rametto di timo
Farina 3 cucchiai
Uno spicchio d'aglio
Olio evo
Un pizzico di curry
sale e pepe q.b.
250 g. di polenta Formenton tipica della Garfagnana
Procedimento:
Per prima cosa mettete una pentola sul fuoco con un litro abbondante di acqua, in cui andrete a cuocere la polenta.
Pulite i funghi, lavando via lo strato superficiale ed eliminando la parte più dura del gambo, poi tagliateli a fettine e metteteli a rosolare in un tegame dai bordi non troppo alti, con l'aglio, l'olio e il rametto di timo.
Quando l'acqua bolle, salate e versate lentamente la polenta Formenton, girando energicamente con una frusta per tre o quattro minuti, dopo di che coprite la pentola con un panno umido e ogni quarto d'ora girate con un mestolo di legno. La polenta dovrà cuocere per un'oretta (ma se usate una polenta istantanea basteranno venti minuti circa, anche se, va detto, il sapore sarà ben diverso).
Disossate il pollo e tagliatelo a cubetti, infarinateli e aggiungeteli ai funghi nel tegame. Fate rosolare per cinque minuti girandoli spesso, poi aggiungete un po' acqua calda per creare il sughetto. Salate, pepate e aggiungete un pizzico di curry per dargli una nota più saporita (liberissimi di non metterlo, per carità... per me curry e pollo è un connubio irresistibile!). Proseguite la cottura per una mezz'oretta circa, badando bene che il sugo non asciughi, aggiungendo eventualmente altra acqua calda.
A fine cottura versate la polenta in un bel recipiente e fate addensare e freddare per una decina di minuti. Sentirete che profumino...
Infine, togliete dal fuoco i bocconcini che adagerete nel piatto sopra una bella fetta di polenta. Semplice, ma semplicemente meraviglioso. Trovo non ci sia modo migliore per scrollarsi di dosso tutto il malumore di un lunedì lavorativo, e per riconciliarsi con se stessi, prima di affondare sul divano per guardarsi un film o continuare a leggere Il gioco dell'angelo, come ho fatto io!
Bon appetit!!!
P.S. Caso mai dovesse avanzarvi della polenta, vi assicuro che il giorno dopo, tagliata a fettine, darà il meglio di sé se fritta in padella o grigliata al forno con del formaggio fuso (ottimo un pecorino sardo, ma anche il taleggio o il brie). Fatemi sapere, non siate timidi!!!
La ricetta che vi propongo oggi l'ho cucinata ieri sera in pochissimo tempo a disposizione, poiché in questi giorni sono molto assorta nella lettura del romanzo Il gioco dell'angelo dello spagnolo Zafón che mi ha letteralmente quanto inaspettatamente conquistata con L'ombra del vento (dato che sono sempre restia a leggere dei best seller, ma in questo caso ho fatto eccezione, e che la regola sia dunque confermata). Ragion per cui mi sono persa nella lettura, e quando sono riemersa mi sono accorta che era veramente tardi! In ogni caso, con un po' di fantasia, sono riuscita a preparare questo bel piattino che vado subito a descrivervi, non prima però di consigliarvi di accendere lo stereo per ascoltare l'album Mercury Falling di Sting, a tutto volume, please.
BOCCONCINI DI POLLO CON FUNGHI CHAMPIGNON E POLENTA
Ingredienti per 2 persone:
Un petto di pollo intero
Una confezione di funghi champignon da pulire
Un rametto di timo
Farina 3 cucchiai
Uno spicchio d'aglio
Olio evo
Un pizzico di curry
sale e pepe q.b.
250 g. di polenta Formenton tipica della Garfagnana
Procedimento:
Per prima cosa mettete una pentola sul fuoco con un litro abbondante di acqua, in cui andrete a cuocere la polenta.
Pulite i funghi, lavando via lo strato superficiale ed eliminando la parte più dura del gambo, poi tagliateli a fettine e metteteli a rosolare in un tegame dai bordi non troppo alti, con l'aglio, l'olio e il rametto di timo.
Quando l'acqua bolle, salate e versate lentamente la polenta Formenton, girando energicamente con una frusta per tre o quattro minuti, dopo di che coprite la pentola con un panno umido e ogni quarto d'ora girate con un mestolo di legno. La polenta dovrà cuocere per un'oretta (ma se usate una polenta istantanea basteranno venti minuti circa, anche se, va detto, il sapore sarà ben diverso).
Disossate il pollo e tagliatelo a cubetti, infarinateli e aggiungeteli ai funghi nel tegame. Fate rosolare per cinque minuti girandoli spesso, poi aggiungete un po' acqua calda per creare il sughetto. Salate, pepate e aggiungete un pizzico di curry per dargli una nota più saporita (liberissimi di non metterlo, per carità... per me curry e pollo è un connubio irresistibile!). Proseguite la cottura per una mezz'oretta circa, badando bene che il sugo non asciughi, aggiungendo eventualmente altra acqua calda.
A fine cottura versate la polenta in un bel recipiente e fate addensare e freddare per una decina di minuti. Sentirete che profumino...
Infine, togliete dal fuoco i bocconcini che adagerete nel piatto sopra una bella fetta di polenta. Semplice, ma semplicemente meraviglioso. Trovo non ci sia modo migliore per scrollarsi di dosso tutto il malumore di un lunedì lavorativo, e per riconciliarsi con se stessi, prima di affondare sul divano per guardarsi un film o continuare a leggere Il gioco dell'angelo, come ho fatto io!
Bon appetit!!!
P.S. Caso mai dovesse avanzarvi della polenta, vi assicuro che il giorno dopo, tagliata a fettine, darà il meglio di sé se fritta in padella o grigliata al forno con del formaggio fuso (ottimo un pecorino sardo, ma anche il taleggio o il brie). Fatemi sapere, non siate timidi!!!
lunedì 17 gennaio 2011
Omaggio a Tiziano
Buongiorno a tutti, e buon inizio di settimana.
Ieri ho trascorso una meravigliosa giornata a Firenze in giro per gli Uffizi. Un vero nutrimento per gli occhi e per l'anima di cui avevo un sincero bisogno.
Oltre al merviglioso Tondo Doni di Michelangelo, la Madonna dal collo lungo di Parmigianino, la Venere e la Primavera del Botticelli, la Medusa di Caravaggio, sono stata letteralmente rapita dalla Venere di Urbino di Tiziano.
L'espressione del volto lievemente ammiccante e profondamente sensuale cattura e ipnotizza lo spettatore invitandolo a lasciarsi andare ai piaceri della carne, non è vero? Divertentissimo è poi il cagnolino, che nell'iconografia moderna è l'emblema della fedeltà, ma qui dorme, come a dire che in questo caso si può chiudere un occhio e mettere da parte la fedeltà... furbo il nostro Tiziano!!!
Stregata da tanta lussuria, sono tornata casa e ho deciso di concedermi una golosissima fondue con le fragole (anche se fuori stagione non ho giustappunto saputo resistere al loro meraviglioso richiamo, d'altronde le tentazioni esistono a posta perché vi si possa cedere, no?). Ed è con l'acquolina in bocca che vi invito a gustarle insieme a me!
FONDUE CON FRAGOLE
Ingredienti:
una confezione di fragole (ovviamente meglio se di stagione)
100 g. cioccolato fondente al 70%
latte q.b.
Procedimento:
In un pentolino a bagno maria fate sciogliere lentamente il cioccolato sminuzzato, aggiungendo un po' di latte per renderlo più cremoso.
Nel frattempo lavate le fragole. Io le ho lasciate intere per un maggiore godimento anche per gli occhi.
Una volta che il cioccolato sarà sciolto non dovrete fare altro che intingervi le fragole e sentirete il vostro cuore sciogliersi sempre più a ogni boccone... La semplicità premia sempre!
Il sottofondo del Bolero di Ravel, con il suo incalzante crescendo, vero tripudio di ammaliante sensualità, renderà il godimento completo per tutti e cinque i sensi. Bon appetit!!!
Ieri ho trascorso una meravigliosa giornata a Firenze in giro per gli Uffizi. Un vero nutrimento per gli occhi e per l'anima di cui avevo un sincero bisogno.
Oltre al merviglioso Tondo Doni di Michelangelo, la Madonna dal collo lungo di Parmigianino, la Venere e la Primavera del Botticelli, la Medusa di Caravaggio, sono stata letteralmente rapita dalla Venere di Urbino di Tiziano.
L'espressione del volto lievemente ammiccante e profondamente sensuale cattura e ipnotizza lo spettatore invitandolo a lasciarsi andare ai piaceri della carne, non è vero? Divertentissimo è poi il cagnolino, che nell'iconografia moderna è l'emblema della fedeltà, ma qui dorme, come a dire che in questo caso si può chiudere un occhio e mettere da parte la fedeltà... furbo il nostro Tiziano!!!
Stregata da tanta lussuria, sono tornata casa e ho deciso di concedermi una golosissima fondue con le fragole (anche se fuori stagione non ho giustappunto saputo resistere al loro meraviglioso richiamo, d'altronde le tentazioni esistono a posta perché vi si possa cedere, no?). Ed è con l'acquolina in bocca che vi invito a gustarle insieme a me!
FONDUE CON FRAGOLE
Ingredienti:
una confezione di fragole (ovviamente meglio se di stagione)
100 g. cioccolato fondente al 70%
latte q.b.
Procedimento:
In un pentolino a bagno maria fate sciogliere lentamente il cioccolato sminuzzato, aggiungendo un po' di latte per renderlo più cremoso.
Nel frattempo lavate le fragole. Io le ho lasciate intere per un maggiore godimento anche per gli occhi.
Una volta che il cioccolato sarà sciolto non dovrete fare altro che intingervi le fragole e sentirete il vostro cuore sciogliersi sempre più a ogni boccone... La semplicità premia sempre!
Il sottofondo del Bolero di Ravel, con il suo incalzante crescendo, vero tripudio di ammaliante sensualità, renderà il godimento completo per tutti e cinque i sensi. Bon appetit!!!
sabato 15 gennaio 2011
Un magnifico do di petto
Salve a tutti, scintillanti lettori di questo assolato sabato pomeriggio!
Questa timida illusione di primavera mi ha messo di buon umore e mi ha fatto venire voglia di raccontarvi come si prepara uno dei piatti più tradizionali che da decenni allieta la mia famiglia: l'anatra all'arancia.
Quando ero piccola, ricordo che la preparazione di questa pietanza era circondata da un'aura di quasi sacralità a cui contribuiva tutta la famiglia: mio nonno forniva a mia madre un'anatra che mia nonna spennava e puliva (mia madre ha un'innata repulsione per ogni tipo di volatile, sia vivo che morto, ma una volta che il pollo di turno è stato opportunamente eviscerato e privato degli arti e della testa, non ce n'è per nessuno ai fornelli!), poi seguiva tutto il rituale di speziatura e preparazione della caramellatura delle arance. Il profumo agrodolce e agrumato che si sprigionava dalla cucina è ancora quasi tangibile, da quanto era inebriante. Una volta cotta, arrivava il momento della massima gratificazione in cui sedevamo tutti insieme a mangiare quel meraviglioso cibo, succhiandoci le dita e persino inzuppando il pane nel divino intingolo pur di non farne avanzare nemmeno una goccia!
Oggi è dunque con molto onore che vi racconto come l'ho preparata ieri sera, seguendo pedissequamente le indicazioni della mia mamma che me l'ha trasmessa con tanto amore. L'unica variante rispetto alla tradizione consiste nella scelta del petto dell'anatra, anziché l'anatra intera, il che comporta la cottura sul fornello al posto del forno, risultando quindi più veloce anche nell'esecuzione.
PETTO D'ANATRA ALL'ARANCIA
Ingredienti per 4 persone:
1 petto d'anatra da 500 g. circa
1 arancia tarocco
1 scalogno
1 carota
2 foglie di alloro
1 bicchiere di vino rosso (un Chianti o un Morellino di Scansano vanno benissimo)
2 cucchiai di zucchero bianco
un goccio di aceto balsamico
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
Pelate la carota e riducetela a dadini piccoli, tritate lo scalogno e fateli rosolare insieme all'alloro in padella con l'olio per qualche minuto. Nel frattempo prendete il petto d'anatra, praticate un incisione sulla pelle per facilitarne la cottura, dopo di che aggiungetelo in padella e fate rosolare da entrambe le parti finché non assumerà un colore scuro.
Prendete l'arancia intera, prelevate la buccia (fate attenzione a non includere la parte bianca che è amara) e riducetela a striscioline sottili che metterete a sbollentare per alcuni minuti in un pentolino con poca acqua. Successivamente spremete l'arancia e tenete da parte il succo.
Quando l'anatra è bella bruna, alzate la fiamma e irrorate con il bicchiere di vino rosso facendo sfumare per cinque minuti. Salate e pepate.
Preparate il caramello: in un pentolino fate sciogliere lo zucchero e nel momento in cui assume un colore ambrato aggiungete l'aceto, mescolate energicamente e versate il succo d'arancia. Questo intingolo va poi aggiunto in padella. Continuate la cottura aggiungendo anche le striscioline e, qualora il sughetto risultasse troppo asciutto, un po' dell'acqua in cui le sbollentate.
Dopo una ventina di minuti il petto dovrebbe essere pronto. Spegnete il fuoco, lasciate riposare una decina di minuti, poi togliete l'anatra e affettatela finemente. Probabilmente il centro sarà ancora un po' rosato, ed è giusto così, la carne della cacciagione, se troppo cotta, può risultare un po' stopposa e asciutta. Mettete le fettine di nuovo in padella, accendete il fuoco e fate rosolare pochi minuti.
Ecco fatto, ora siete pronti per godere del magnifico sapore e del profumo inebriante, proprio come ho fatto io ieri sera. E come vuole la tradizione, non ne è avanzata nemmeno una goccia. Grazie mamma! Bon appetit!!!
P.S. Naturalmente, i miei due ultimi consigli. Un buon vino rosso strutturato (un Morellino di Scansano o un Chianti classico) aiutano a esaltare il sapore in tutta la sua completezza; un sottofondo ideale è sicuramente il blues doc di uno dei migliori John Mayer con l'album Continuum.
Questa timida illusione di primavera mi ha messo di buon umore e mi ha fatto venire voglia di raccontarvi come si prepara uno dei piatti più tradizionali che da decenni allieta la mia famiglia: l'anatra all'arancia.
Quando ero piccola, ricordo che la preparazione di questa pietanza era circondata da un'aura di quasi sacralità a cui contribuiva tutta la famiglia: mio nonno forniva a mia madre un'anatra che mia nonna spennava e puliva (mia madre ha un'innata repulsione per ogni tipo di volatile, sia vivo che morto, ma una volta che il pollo di turno è stato opportunamente eviscerato e privato degli arti e della testa, non ce n'è per nessuno ai fornelli!), poi seguiva tutto il rituale di speziatura e preparazione della caramellatura delle arance. Il profumo agrodolce e agrumato che si sprigionava dalla cucina è ancora quasi tangibile, da quanto era inebriante. Una volta cotta, arrivava il momento della massima gratificazione in cui sedevamo tutti insieme a mangiare quel meraviglioso cibo, succhiandoci le dita e persino inzuppando il pane nel divino intingolo pur di non farne avanzare nemmeno una goccia!
Oggi è dunque con molto onore che vi racconto come l'ho preparata ieri sera, seguendo pedissequamente le indicazioni della mia mamma che me l'ha trasmessa con tanto amore. L'unica variante rispetto alla tradizione consiste nella scelta del petto dell'anatra, anziché l'anatra intera, il che comporta la cottura sul fornello al posto del forno, risultando quindi più veloce anche nell'esecuzione.
PETTO D'ANATRA ALL'ARANCIA
Ingredienti per 4 persone:
1 petto d'anatra da 500 g. circa
1 arancia tarocco
1 scalogno
1 carota
2 foglie di alloro
1 bicchiere di vino rosso (un Chianti o un Morellino di Scansano vanno benissimo)
2 cucchiai di zucchero bianco
un goccio di aceto balsamico
olio evo
sale e pepe nero q.b.
Procedimento:
Pelate la carota e riducetela a dadini piccoli, tritate lo scalogno e fateli rosolare insieme all'alloro in padella con l'olio per qualche minuto. Nel frattempo prendete il petto d'anatra, praticate un incisione sulla pelle per facilitarne la cottura, dopo di che aggiungetelo in padella e fate rosolare da entrambe le parti finché non assumerà un colore scuro.
Prendete l'arancia intera, prelevate la buccia (fate attenzione a non includere la parte bianca che è amara) e riducetela a striscioline sottili che metterete a sbollentare per alcuni minuti in un pentolino con poca acqua. Successivamente spremete l'arancia e tenete da parte il succo.
Quando l'anatra è bella bruna, alzate la fiamma e irrorate con il bicchiere di vino rosso facendo sfumare per cinque minuti. Salate e pepate.
Preparate il caramello: in un pentolino fate sciogliere lo zucchero e nel momento in cui assume un colore ambrato aggiungete l'aceto, mescolate energicamente e versate il succo d'arancia. Questo intingolo va poi aggiunto in padella. Continuate la cottura aggiungendo anche le striscioline e, qualora il sughetto risultasse troppo asciutto, un po' dell'acqua in cui le sbollentate.
Dopo una ventina di minuti il petto dovrebbe essere pronto. Spegnete il fuoco, lasciate riposare una decina di minuti, poi togliete l'anatra e affettatela finemente. Probabilmente il centro sarà ancora un po' rosato, ed è giusto così, la carne della cacciagione, se troppo cotta, può risultare un po' stopposa e asciutta. Mettete le fettine di nuovo in padella, accendete il fuoco e fate rosolare pochi minuti.
Ecco fatto, ora siete pronti per godere del magnifico sapore e del profumo inebriante, proprio come ho fatto io ieri sera. E come vuole la tradizione, non ne è avanzata nemmeno una goccia. Grazie mamma! Bon appetit!!!
P.S. Naturalmente, i miei due ultimi consigli. Un buon vino rosso strutturato (un Morellino di Scansano o un Chianti classico) aiutano a esaltare il sapore in tutta la sua completezza; un sottofondo ideale è sicuramente il blues doc di uno dei migliori John Mayer con l'album Continuum.
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